musicunderground

Critici andate a casa

underground | 10 Marzo, 2007 06:01

Nel mondo della musica, ci sono alcuni  personaggi che molto spesso confondono il giudizio su un lavoro musicale con lo scagliarsi contro generi musicali che non gradiscono o soltanto per pregiudizio. Sono personaggi molto spocchiosi, presuntuosi, caratterizzati da una certa chiusura mentale. Musicunderground è nemico di questi individui, li combatterà e li boicotterà in tutte le sedi possibili.

Musicunderground è amico di tutti gli artisti, a prescindere dal genere che fanno. Noi siamo contro il giudizio e qualsiasi forma di giuria perché consideriamo la musica una scienza astratta e molto soggettiva e nessuno può permettersi di sbeffeggiarci stando seduto su una poltrona.. Nella musica ci sono dei canoni empirici ma sono molto labili e non identificabili in modo evidente. Allora voi vi chiederete, perché fate recensioni? La risposta è molto semplice: è l’unico modo per far girare il proprio nome insieme ai concorsi.. Però a differenza di alcuni imbecilli, non insultiamo mai il lavoro degli altri perché sappiamo che costa molta fatica e perché abbiamo soprattutto rispetto per la professione degli altri. Se facciamo qualche critica è soltanto un consiglio che ci permettiamo di darvi secondo il nostro punto di vista. Abbasso i critici. Mandiamoli tutti a casa!

Troppi concorsi

underground | 14 Febbraio, 2007 13:31

E' arrivata l'era in cui non si vuole più lavorare, ma cercare di campare con la musica. Ma il bello è che a volere questo non sono soltanto i diretti interessati, cioè gli artisti, ma una fitta schiera di persone che dicono di essere editori, produttori, impresari, manager e chi più ne ha più ne metta. Ci sono troppi concorsi che hanno soltanto scopo di lucro e noi poveri illusi siamo costretti a pagare cifre assurde per poter partecipare, perchè li consideriamo delle vetrine per metterci in mostra, ma sono soltanto delle grandi bufale!!! Ormai molti concorsi chiedono cifre di iscrizione altissime, e si giustificano dicendo che quei soldi servono per delle spese di organizzazione  che sono inesistenti. Tutti questi concorsi promettono produzioni discografiche, visibilità e successo. Ma chi ci crede più. Non è meglio lavorare e seguire la passione per la musica come hobby?

La pochezza degli anni novanta

underground | 19 Dicembre, 2006 04:46

Purtroppo ho avuto la sfortuna di nascere negli anni settanta e quindi di aver vissuto la mia giovinezza negli abulici anni novanta. Un periodo di passaggio tra la modernità degli anni ottanta e la supertecnologicità degli anni zero. Un perido scarno dal punto di vista culturale, ma soprattutto musicale. Gli anni ottanta ci hanno regalato un periodo musicale molto florido, in cui la tecnologia sottoforma di elettronica entrava prepotentemente nella musica, si diffondevano a macchia d'olio sintetizzatori e batterie elettroniche di ogni tipo. Il fenomeno aveva il suo fulcro centrale in Inghlilterra , ma si sviluppava in maniera paradigmatica in Germania, mentre in Italia si fondeva con la tradizione cantautoriale. Il rock negli anni novanta cominciò a subire delle trasformazioni irreversibili, il filone metal si era saturato e iniziarono a spuntare una miriade di band che proponevano un genere privo di personalità e di passione, il cosidetto nu-metal e ancor peggio il rock alternativo detto anche post-rock. La discoteca cambia definitavmente il  suo ruolo sociale, dalla favolosa disco-music anni '70, che continuò con i suoi strascichi anche negli anni ottanta, negli ultimi di questi l'esasperazione dell'elettronica dette vita alla nascita di  un genere inumano, antisociale e antimusicale come la techno, diffusasi anche con l'avvento delle nuove droghe sintetiche postumo al boom dell'eroina, rafforzato anche dalla  consapevolezza dei suoi effetti disastrosi. Bisogna anche dire che  gli anni novanta, dal punto di vista musicale, non sono tutti da buttare, non dimentichiamoci i "Nirvana" e tutta la generazione di Seattle che in ambito rock hanno fatto scuola.

Io ho vissuto "la pochezza degli anni novanta" e non la rimpiango affatto, un periodo abulico, scarno, privo di mode e movimenti ben definiti, dominato dalle antimusiche discotecare che hanno cambiato radicalmente e definitivamente il ruolo di aggregazione sociale che la discoteca aveva avuto negli anni precedenti;

un periodo in cui la discografia ha ucciso definitivamente la creatività e l'ingegno personale, trasformando definitivamente la musica in un bene di consumo. "E non è colpa mia se le pedane sono piene di scemi che si muovono". 

 

Congratulazioni!

underground | 19 Dicembre, 2006 04:25

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